Oggi parliamo di un albero che cresce nello spazio verde di un condominio. Si tratta di un albero maestoso e imponente, talmente grande che le sue fronde si spingono oltre il confine condominiale, fino a coprire il giardino della casa accanto. E a minacciarlo di “caduta pigne”. La pianta è una araucaria, genere che raggiunge decine di metri di altezza e produce pigne del diametro fino a 25 centimetri (https://it.wikipedia.org/wiki/Araucaria). Il proprietario del giardino minacciato chiede al condominio di intervenire, e si lamenta di non poter utilizzare il giardino perché il rischio di essere colpiti da una pigna di grandi dimensioni è reale.

La pericolosità della situazione

La pericolosità della situazione risulta dimostrata da vari documenti: c’è la richiesta di autorizzazione all’abbattimento e al relativo sollecito, inoltrate dal condominio alla Direzione Servizi Giardini del Comune di Roma, e motivate dalla pericolosità dell’albero e dall’urgenza dell’intervento. C’è il telegramma con cui il condominio comunica l’avvenuta potatura del fusto al “fine di cessare ogni pericolo”. C’è addirittura un verbale di assemblea condominiale che indica al punto primo dell’ordine del giorno “Delibera assembleare nomina Legale e conferimento incarico, in merito alla pericolosità della pianta Araucaria presente nel giardino condominiale, a seguito di quanto pervenuto dalla sig.ra G.R.”.

Il meccanismo probatorio

La documentazione non lascia scampo e dimostra che il pericolo di caduta delle pigne fosse una circostanza pacifica, ben nota al condominio. Ma resta un’altra circostanza da dimostrare: il fatto che la pericolosità dell’albero condominiale abbia impedito l’utilizzo del giardino. In questo caso, la prova viene raggiunta con il meccanismo della “non contestazione”, che funziona così: se durante un processo una parte afferma un fatto e l’altra parte non lo contesta, il fatto non contestato viene ritenuto provato. Non serve altro, né documenti, né testimoni, né perizie. Nel nostro caso, è accaduto proprio questo. Il proprietario del giardino ha affermato di non averlo potuto usare e il condominio non ha contestato questa affermazione. In pratica, chi tace acconsente. Il condominio è stato pertanto condannato a risarcire i danni. (Tribunale di Roma, sentenza n. 4914/19)